Donna. Giovane. Del Sud Italia. È Sobjective la scelta Palm per la Comunicazione 2011 etica e responsabile.

La Palm. s.p.a., azienda leader dell’imballaggio sostenibile, sceglie l’Associazione Culturale Sobjective come consulente di comunicazione per l’anno 2011. Perché?

Sobjective è la prima Associazione specializzata nella comunicazione integrata e multimediale per il terzo settore, le aziende dell’altra economia e le imprese responsabili che, in linea con la loro vision, permette di convertire anche il valore della comunicazione all’interno di un processo di responsabilità sociale e di etica.

L’associazione, che ha come mission lo sviluppo e la valorizzazione del Sud, la creazione e divulgazione della comunicazione etica, la promozione dei valori della green economy e della csr, è costituita da giovani donne professioniste del settore, opera tra Messina e Milano costruendo un ponte di relazioni e di reti pubbliche e private.

Entrare a far parte della rete di Sobjective, quindi, vuol dire investire sui giovani e sulle pari opportunità, agire per lo sviluppo del Sud e diventare sostenitore dei progetti di CSR che l’Associazione crea a sviluppa. Progetti i cui valori ricadono positivamente sull’immagine e la percezione dell’azienda sostenitrice.

È così che anche la comunicazione diventa etica e sostenibile, parte di un prodotto, all’interno di una filiera che dal produttore arriva al consumatore in modo trasparente e coerente.

Palm s.p.a., inoltre, è Partner tecnico dell’azione dedicata alle pari opportunità “Donne al Verde. Mamme dell’Altra Economia” del progetto denominato “Purple Campaign. La Prima Campagna Nazionale Sostenibile dell’Altra Economia.” Il progetto, tra le varie azioni, prevede anche la creazione del primo showroom dell’altra economia al Sud Italia. Gli spazi saranno allestiti attraverso i green pallet Palm e i mobili saranno realizzati da donne artigiane e designer, previo vincita del Bando “Donne & EcoDesign“.

E perché Sobjective ha scelto Palm?

Perché la Palm s.p.a. è il modello per il futuro. È un’impresa con le ali orientata alla Blue Economy, un’economia in cui il lavoro è per l’uomo e non viceversa. Un’economia rigeneratrice perché s’ispira alla Natura in cui non esiste il concetto di rifiuto, perché tutto rientra alla Terra e si trasforma. E così, attraverso il suo approccio al design sistemico, Palm e il suo pallet compostabile sono la radice di un albero pronta a far crescere una rete di imprese con le ali.

Per maggiori informazioni:

www.greenpallet.it

www.sobjective.it

www.sobjective.it/purple-campaign/

Ufficio stampa Sobjective

Carmen Fiore

Cell. 340 1540555

Roberta Restretti

Cell. 3349810770

Tel. 02 39621124

ufficiostampa@sobjective.it

Orientamento VS Cambiamento

Ciao a tutti amici di Sobjective! Voglio dedicare questo messaggio a coloro che stanno ancora cercando la propria collocazione nel mondo. Lavoro, famiglia, società, amore… anche lo shopping ci implica oggi una scelta. Sì, perché la Terra chiede un cambiamento.

Ma, come orientarsi? Tu ne hai un’idea? Beh, una io ce l’ho ma…

se è vero che la realtà è una… i suoi punti di vista sono infiniti… e io aspetto il tuo.


Quel bambino che è in noi

Quel Bambino che è in noi
Ciao  a tutti amici di Sobjective questo è il primo messaggio vocale e vorrei inaugurarlo prendendo spunto dal tema di questo numero perché se è vero che la responsabilità sociale proviene dal guardare la vita da un altro punto di vista, non è che sarà proprio quello puro, semplice, del bambino che c’è dentro ognuno di noi? Allora la mia domanda per voi è:

“Voi lo sentite ancora parlare, c’è ancora spazio per lui nella vostra vita e, soprattutto lo ascoltate?”

Insomma, parlatemi un po’ di lui o, meglio, dategli voce e vediamo cosa succede e, come dico sempre…

Se è vero che la realtà è una…

i suoi punti di vista sono infiniti… e io aspetto il tuo.


Rispondi come vuoi. Scrivi. Posta un video o un file audio. Ogni forma espressiva va bene… purché sia lecita e non offensiva. Anche le critiche sono ben accette purché costruttive.

E per quanto riguarda la mia perfetta dizione sicula-milanese beh… in perfetta sintonia con la mission di Sobjective!!! 🙂

Fame VS FAME

Fame VS FAME

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Mi presento. Anzi no. Sono famosa, richiestissima, trascinatrice, un’icona della moda. Dovreste già conoscermi.

Ecco, già partiamo male. Mi sento a tratti “mitomane” o “megalomane”, sta di fatto che SONO, seppur nemmeno io volessi, all’inizio.

E non è colpa mia, dopo tutto, se sono “TUTTI PAZZI PER GAIA”.

Ma il punto è proprio questo: il successo ti MANGIA IN UN SOLO BOCCONE. Allora perdi la testa.

E se ve lo dico io… che nemmeno esisto, ma sono null’altro che un personaggio virtuale, un susseguirsi di vocali e consonanti create per gioco, per diletto, poi diventate un nome, un’idea che frullava in testa, infine un capitolo e poi un altro, e un altro ancora. Fino a diventare un romanzo: ALTRE CENTO ME.

E subito dopo fenomeno! Perché chi mi ha creata ha pensato bene di darmi un volto, non si è mica accontentata di buttar giù la bozza di una copertina, oltre a un’e mail, e dulcis in fundo… un vero e proprio account su FACEBOOK.

In poco più di un mese 3.000 contatti, decine di articoli di giornale e tre interviste televisive! Ops… mi sa che il mio Dr. Frankestein si è un tantino montato la testa. Oggi siamo intorno ai 12.000 utenti nel mondo internet soltanto.

Cara la mia Stefania Nascimbeni, tuttavia, non ti biasimo! Il successo trascina a sé altro successo e la celebrità altra celebrità.

E’ un po’ come il caro vecchio, e mai più azzeccato, esempio delle ciliegie. O delle Pringles: una tira l’altra.

Proprio di questo vorrei parlarvi in questo primo incontro con voi nella rubrica OCCHI DI GAIA.

Sì sì, ho (anzi Carmen Fiore ha) preso spunto proprio dal cartone animato giapponese Occhi di Gatto, quello delle tre sorelle ladre che sgattaiolavano sui tetti con le tutine aderenti e la fascia colorata legata in vita.

Del resto, come loro, anche io me ne vado sgattaiolando per la rete in cerca del mio “mecenate”, nel mio caso un editore.

Appena il successo arriva e ti bussa alla porta la prima volta resti come quando ti suonano la domenica mattina alle 07.32 spaccate, e mezzo rincoglionito ti trascini giù dal letto con le braccia protese nel vuoto, che ancora non sai bene se sei sveglio o se il film di zombi che hai visto la sera prima era più realistico di quanto pensassi. E’ allora che afferri la cornetta del videocitofono e ti ritrovi l

e classiche due o tre personcine agghindate che ti strillano “Testimoni di Geova”, mentre ti spiattellano a schermo intero la copertina di una Bibbia in pelle nera.

Cioè, ti chiedi “Ma sono venuti a rompere i coglioni proprio a me?”

Ebbene, anche se meno fastidiosamente, con il successo capita proprio lo stesso. Solo che le citofonate, che inizialmente erano solo una cosa sulla quale riderci su, quasi che non ci credevi, cominciano a farsi più assidue e in un lampo ti ritrovi a puntare la sveglia ogni domenica alle 07.00 per esser pronto ad accogliere l’evento della giornata. E ne hai sempre più voglia, non smetteresti mai. A momenti conteresti i giorni fino a quando non arriverà la domenica successiva. Hai fame di quel momento.

Ingordo!

Non a caso il termine FAME, letto in lingua inglese, sta a significare proprio FAMA. In chiave semantica, qui, oggi, il legame tra le due cose è veramente imprescindibile.

La fama ti ubriaca, ti vizia, ti annulla e ha la presunzione di farti sentire importante. Anche se probabilmente lo sei. Ma è cattiva, come una donna bellissima che sai già che presto o tardi ti tradirà con un uomo più bello, più giovane, più ricco.

Ah, e chiaramente ti lascerà col culo per terra, in lacrime e senza una lira, come nella migliore delle tradizioni: il divorzio di Ivana Trump dal maritino Donald insegna.

Tanto da diventare troppo, addirittura.

La voglia di esserci sempre ha superato la necessità di saper fare qualcosa e alla fine si rischia solo di risultare antipatici. In un attimo è “strafare”. Come quando mangi troppo della stessa cosa e poi finisci per odiarla.

La FAMA è così d’altro canto: oggi ti da 100, domani ti toglie 200. Ti toglie sempre più di quel che ti da, perché ormai hai cominciato a vivere in quella sensazione falsata di essere voluta bene da tutti, cercata da tutti, desiderata da tutti.

Come si fosse più appetibili di una torta al cioccolato. Ma così non è.

Almeno il cioccolato rilascia serotonina, il successo a mala pena butta lì una scarica di adrenalina ogni tanto. Poi toglie tutto, in un battito di ciglia.

C’è come un desiderio inespresso di attirare a sé consensi, quasi che nel privato non si avessero le stesse risposte. E mi ci metto nel mezzo, perché no, il bisogno di sentirsi amati è un diritto di tutti.

C’è chi si esprime a gesti, attraverso abbracci, carezze, fiori e regali; chi usa le parole, i versi di un poeta, le note di una canzone; chi invece si rifugia nell’arte, in ogni sua forma, perché è cosa che tanto non è necessario capire, è arte; c’è chi usa il cibo come rifugio o come confine tra sé e il resto del mondo, per paura di non essere compresi e tanto altro, sotto altre forme d’amore e di bisogno d’affetto/i.

La FAMA è uno di questi, perché ti fa “venire fuori” attraverso un fantoccio, un totem, un burattino che hai deciso debba personificare la tua identità.

Disegno MichaelIn merito a questo argomento non posso prescindere dal citar Michael Jackson, che fin da bambino, dalla tenera età di cinque anni credo, ha dovuto fare i conti con una popolazione di fan impazziti, tanto da vedergli addosso uno stuolo di body guard ancora prima di aver scoperto il primo pelo sul petto! Jackson non ha mai avuto modo di vivere un’infanzia serena, in realtà anche per  via dei problemi familiari e per colpa del padre, non ha mai potuto fidarsi dell’amicizia di per sé. Forse questo suo bisogno disperato di ricercare la fama al contrario, e quindi una normalità infantile, l’hanno portato a interessarsi dei problemi minorili, di tutto il mondo, forse è anche per questo che ha dato vita a quel luogo incantato che è Neverland: dove poteva esistere un mondo quasi parallelo, fittizio, ma così surreale da prendere il posto del reale stesso. Più concreta, invece, il suo rapporto con il cibo anche qui come per la vita bio, sana, ealthy come dicono gli americani!

Quando hai un nome così, del resto, non è mai semplice perché per le persone non sei veramente tu a metterti in gioco, ma il personaggio che hai creato, o che hanno creato per te. Purtroppo ci si dimentica che come tutti, invece, le debolezze dell’animo umano sono pressoché le stesse.

Spesso è come parlare in terza persona, volendo prendere le distanze da se stesso, così che critiche e dispiaceri ricadano su quell’altro, quello celebre, il fantoccio.

Si desidera  d’essere benvoluti da tutti, in ogni caso, e quando si rientra nei panni del “se stesso” in prima persona, il vero, è quasi come se ci si sentisse “colpevoli”, non meritevoli di così tante attenzioni.

L’identità è ancora una volta nascosta, incastrata in una matassa che non sai nemmeno più sciogliere, di cui non riesci più a trovare l’inizio.

Ritorno e concludo così, ancora una volta, all’immagine dello specchio, quella a cui si era rivolto anche Michael Jackson e che tanto mi appartiene “Mi guardo e mi osservo. C’è qualcosa dentro di me, c’è un’immagine che ha pochi limiti e, forse, degli spazi. C’è un volto, una voce in sordina, e la realtà che prende luce a secondo di come mi guardo, che cambia quando cambia la mia posizione vista di fronte. Peccato che dentro, non si possa vedere. Perché è lì che ci sono le cose migliori, io”

(Come Sobjective – la realtà dai suoi punti di vista)

20.04.2008 / Intervista a: Donatella Palazzoli, Responsabile della Formazione e del Placement

Qual’è il consiglio – a parte quello di iscriversi ai vostri corsi – che dareste a una persona che vuole intraprendere questa carriera o che sta per iniziare a lavorare in questo settore?

Non consiglio in prima battuta di iscriversi ai nostri Corsi, consiglio di venire in Accademia di Comunicazione per fare orientamento sulle figure professionali e, durante lÕorientamento, verificare insieme, anche con i nostri strumenti di selezione, se si è veramente portati a queste professioni.

Per la seconda parte della domanda

Innanzitutto distinguerei tra chi vuole intraprendere questa carriera e chi sta per iniziare in questo settore. Li distinguerei perché non sono assimilabili.

Chi sta per iniziare a lavorare nella Comunicazione deve assolutamente già essere in possesso di competenze e tecniche ben precise, oltre a possedere il “linguaggio” della Comunicazione. Non è più consentito a nessuno di iniziare queste professioni senza essere da subito utile in azienda o in agenzia, anche se si comincia inevitabilmente con uno stage molto di frequente non o poco retribuito. È inoltre necessario possedere un ottimo inglese scritto e parlato, avere la padronanza come minimo del pacchetto office per le professioni strategiche e di tutti i programmi grafici e web per quelle creative.

Questa la premessa.

A chi sta per iniziare il primo consiglio è: siate modesti. Non contano le lauree, i master, ecc., quando si comincia bisogna sapere che si farà la gavetta, che prima di diventare autonomi finanziariamente passeranno almeno 3 anni, che dopo i sei mesi di stage si dovrà essere felici se verrà proposto un cocopro, strafelici per un contratto a tempo determinato. Si dovrà essere comunque abbastanza contenti se verrà proposto un prolungamento dello stage perché questo potrebbe preludere ad un cocopro, e comunque significa apprezzamento per il lavoro svolto.
Bisognerˆ avere “gli occhi che brillano”, sprizzare energia da tutti i pori, fare le ore piccole in ufficio, non contare sulla libertà nei fine settimana perché se c’è un progetto da consegnare non esistono né sabati né domeniche.
Ogni occasione dovrà essere vissuta come un’occasione di apprendimento, la fatica dovrà essere una categoria mentale da acquisire immediatamente.

A chi vuole intraprendere questa carriera il primo consiglio è:
cercate di capire bene quali sono e quali caratteristiche hanno le professioni della comunicazione, com’è il mercato di riferimento, quali i requisiti sono richiesti da aziende e agenzie e verificate se effettivamente vi riconoscete in esse, se mentre ve le spiegano (orientamento) sentite che i battiti del cuore accelerano, se la passione si fa sentire, forte, come ad un appuntamento amoroso.
Se non accade nulla di tutto ciò cambiate la vostra scelta: le professioni della comunicazione non fanno per voi.
Questo perché in rarissimi casi, i ragazzi non conoscono, non sanno, hanno idee assolutamente altre rispetto alla realtà, si immaginano un mondo che non c’è: viaggerò, sarò celebre, mi piace stare in mezzo alla gente, non voglio un lavoro di routine, mi sento creativo, ecc.

Il secondo consiglio è: appurata la passione, bisogna cercare dove prepararsi senza lasciarsi incantare dalle promesse facili, dai nomi, dalle poche ore di lezione e dal sicuro successo.

Terzo consiglio: una volta identificata la scuola con ricerche pazienti e approfondite, possibilmente anche con il consiglio di chi è già nel mondo professionale o di chi ha già vissuto o sta vivendo l’esperienza nella scuola prescelta, si deve cominciare la propria formazione tirandosi su le maniche perché prepararsi a queste professioni non è una passeggiata ma è faticoso, ed è per questo che il presupposto fondamentale è conoscere prima di scegliere e avere passione.
Altrimenti si rischia di abbandonare il percorso a metà.

Com’è il livello della comunicazione in Italia?

Come in tutti i mercati anche in quello della comunicazione non è possibile partire da una considerazione generica.
Per quanto concerne la parte creativa della comunicazione, quella legata alla pubblicità, l’Italia non brilla in modo particolare. I pochi premi conquistati a Cannes negli ultimi anni lo dimostrano.
Nel settore preso nella sua interezza si sta finalmente facendo strada l’approccio alla “Comunicazione integrata”, in altri Paesi si è invece affermato già da alcuni anni. Siamo in ritardo, c’è ancora una certa diffidenza nel considerare comunicazione in senso proprio i nuovi mezzi. Gli stessi giovani che si affacciano a questo mondo sono refrattari ad occuparsi di media on line, di web marketing, di direct o di promozioni perché considerano ancora questi ambiti di secondo livello e aspirano ad occuparsi solo ed esclusivamente di advertising classico, di televisione, di media tradizionali, mentre tutto il resto del mondo va in un’altra direzione.

Come si può migliorare?
Forse con il dare più spazio alle idee, osare di più, non ricalcare perennemente il “dŽja vu”, riportare i Comunicatori al ruolo di Consulente del Business e non di semplice fornitore di servizi, formare i Responsabili del Marketing delle Aziende alla conoscenza della Comunicazione, farsi consigliare dagli Esperti e accogliere come prerogativa indispensabile del Marketing non solo l’essere grandi esperti di conto economico ma anche il possedere creatività.

Qual’è la situazione del mercato italiano sia dal punto di vista delle aziende che di quello di esubero di “comunicatori”?

Se intende chiedere qual’è la situazione del mercato del lavoro della Comunicazione in Italia come capacità di assorbimento di queste figure professionali la risposta è la seguente.

Separiamo il mercato: da una parte le Agenzie, dall’altra le Aziende

Per quanto concerne le Agenzie (di Pubblicità, di Comunicazione, Media, di Graphic Design, di Relazioni Pubbliche ) non sono tantissime, sicuramente molto concentrate su Milano che è da sempre la capitale della Comunicazione, pur essendo anche distribuite in tutto lo stivale.

Sono in genere realtà medio-piccole, salvo i grandi Gruppi che hanno le dimensioni di medie Aziende, e accolgono annualmente poche centinaia di nuovi inserimenti su tutto il territorio nazionale.

Quindi un mercato piccolo che fino ad alcuni anni non superava i 40.000 addetti, tutti compresi.

Anche le Aziende in Italia sono realtà medio piccole, pochissime quelle “grandi”.

Le Aziende italiane hanno in genere una storia “padronale e familiare”. Generazioni che, da padre in figlio, sono cresciute senza la conoscenza del marketing e, ancor meno, della comunicazione.

Poi è cambiato il mercato e, in genere, ha cominciato ad occuparsi di marketing chi fino ad allora si era occupato della parte commerciale dellÕAzienda.

In Italia abbiamo ancora Aziende che, pur essendo leader in segmenti specifici del mercato internazionale, non hanno un responsabile marketing allÕinterno.

Non è da molti anni che la Comunicazione ha cominciato a farsi strada all’interno delle aziende. Ricordo che il nostro Master in Marketing e Comunicazione nacque alla fine degli anni ’80 proprio dopo una ricerca della Fondazione Agnelli che, avendo monitorato il nord Italia, riscontrò la ancora balbettata esigenza di una nuova professione: il Comunicatore.

In questi 20 anni non si può dire che questa figura professionale si sia del tutto affermata: c’è ancora molto spazio vuoto, ancora molte le Aziende che o non ne sentono la necessità o, comunque rimandano al responsabile del marketing l’avere a che fare con le Agenzie consulenti.

Che professionisti crea la facoltà di “Scienze della Comunicazione”?

Assolutamente nessun professionista!

Desidero fare una premessa a quanto esprimo successivamente: nella cultura italiana l’Università non ha la funzione di preparare professionalmente, ma di dare la base culturale, utile e propedeutica nell’acquisizione delle competenze professionali, acquisizione che potrà avvenire solo nella prassi del lavoro. Ben diversa la cultura anglosassone dove l’Università è il luogo della preparazione al mondo del lavoro.

Il problema è che chi si iscrive a Scienze della Comunicazione confonde il concetto di Comunicazione con la professione della Comunicazione e, finita l’Università, si aspetta di essere accolto con entusiasmo nel mondo professionale.

Penso che si dovrebbe spiegare ai ragazzi questa differenza perché genera confusione e delusione.

Nessuno dei Corsi di laurea che hanno a che fare con la Comunicazione forma dei professionisti. Purtroppo, nel migliore dei casi, gli studenti acquisiscono soltanto conoscenze teoriche sulla comunicazione ma nulla che possa definirsi professionale.

Incontriamo annualmente centinaia di giovani che dopo 3 o 5 anni di questi corsi di laurea non hanno la minima idea di che cosa faccia un account, o che esista un professionista che si chiama “media planner”, o semplicemente che abbiano mai lavorato su un progetto di comunicazione, e mi riferisco alle cose più semplici.

Hanno in cambio ingoiato volumi di discipline come psicologia, sociologia, semiologia, ecc. che vanno benissimo, sempre che siano finalizzate alla comunicazione e non si insegni per esempio sociologia urbano-rurale. Queste discipline dovrebbero essere una parte propedeutica all’acquisizione di competenze e non l’unico contenuto di un intero percorso di laurea.

Mi spiace fare delle affermazioni così drastiche ma, da quando esistono, questi corsi di laurea (e Accademia di Comunicazione faceva parte del Comitato di Coordinamento dei nascenti corsi di laurea in Scienze della Comunicazione insieme all’Universitˆ di Siena, di Salerno, di Torino e la Confindustria) purtroppo sono cresciuti numericamente, oltre lÕ“’immaginabile (decine di migliaia di laureati per un mercato piccolissimo) ma non in termini di contenuti, rimanendo un ibrido laddove coesistono le discipline più variegate. In conclusione, sia per i numeri degli studenti – che rendono impraticabile qualsiasi formazione vera – sia perché nella Comunicazione chi possiede i contenuti sono solo coloro che esercitano queste professioni (che non sono chiamati ad insegnare se non sporadicamente), questi percorsi formativi non accennano a migliorare, anzi!

La Riforma Universitaria ha poi ulteriormente aggravato la situazione nel settore. Oggi chi esce dalla laura triennale non sa nulla, chi esce dal percorso quinquennale si è ritrovato nei due anni di speciaistica le medesime discipline e spesso gli stessi docenti. Continua a non saper nulla di Comunicazione intesa come professione.

E così o fa un master o non ha alcuna possibilità di inserirsi nel mondo del lavoro.

Nelle professioni creative poi non si pone neppure il problema: formare un copywriter, un art director, un graphic designer è tutta un’altra storia. Le Agenzie chiedono un portfolio con lavori che possano testimoniare la loro creatività e la loro capacità professionale di base, la conoscenza di tutte le tecnologie specifiche. Nessun corso di laurea in tecnica pubblicitaria et similia prevede questa specifica formazione.

Esiste poi un ulteriore grossissimo problema, almeno per quanto concerne le Aziende, ma ormai sta diventando un problema anche per alcune Agenzie di Pubblicità ed alcune delle Agenzie di Comunicazione: l’età dei giovani da inserire.

Le Aziende pongono come età massima 24 anni, raramente 25 e solo per chi ha anche già fatto un Master.

È chiaro che chi ha terminato un percorso di laurea quinquennale raramente è al di sotto di quell’età: conclusione non è preso in considerazione dal mercato del lavoro. Dura lex sed lex.

Ma nessuno lo dice e i neolaureati si affacciano ad un mondo che non solo non tiene in alcuna considerazione la loro laurea ma li considera già troppo vecchi per iniziare.

Come va nel meridione?

Direi che nell’ambito delle Aziende di medie dimensioni la differenza non è molta, sicuramente c’è differenza nelle piccole Aziende e nelle Agenzie. Le figure professionali sono meno identificate, le Agenzie operano a tutto tondo e operano solo nella comunicazione locale. Per la comunicazione nazionale ed internazionale le Aziende si rivolgono a Milano.

Di conseguenza meno opportunità di inserimento ma anche meno opportunità di formazione professionale.

Per iniziare, grandi agenzie o piccole agenzie?

Abbiamo sempre consigliato: piccole, perché nella piccola si cresce più in fretta, perché si è in pochi e se arriva un nuovo cliente è probabile che un giovane account possa da subito interagire con il cliente seppur con mille raccomandazioni, mentre in una grande Agenzia questo accade non prima di due anni! Ed è così per tutte le professioni. Oggi però sta cambiando qualcosa, nel senso che si cresce più in fretta anche nelle grandi strutture, si comincia ad essere responsabilizzati spesso da “quasi subito”. Dipende comunque da Agenzia ad Agenzia.

A che velocità viaggia oggi la comunicazione?

Se la velocità è riferibile a quanto velocemente si evolve il mercato direi molto velocemente anche in virtù dei media, sempre più nuovi. Il mercato invece è un po’ pi? lento: è il concetto che ho espresso prima sulla Comunicazione integrata.

Qual’è o qual’è stato il vostro contributo alla comunicazione italiana?

Tremila studenti inseriti nel mercato dal 1988 a oggi, in genere subito dopo lo stage che organizziamo per loro a fine corso.

Molti di loro oggi sono Manager in Aziende, Direttori Creativi in Agenzie, Planner Strategici, Amministratori Delegati, Imprenditori.

L’innovazione che è sempre presente nei nostri Corsi portata dai professionisti che vi insegnano.

L’applicazione delle nuove tecnologie nelle professioni strategiche e in quelle creative.

La spinta continua all’innovazione perchè formiamo giovani per il futuro oltre che per il presente, il monitoraggio continuo del mercato per la verifica delle nuove professioni emergenti.

L’essere un punto di approfondimento della cultura della Comunicazione, del cambiamento, dell’internazionalizzazione.

La ricerca e lo stimolo continuo per un’etica della comunicazione.

Un importante contributo nell’area della Comunicazione pro social.

Il meglio e il peggio di questo lavoro:

Se lo si ama è bellissimo.

04.04.2008 / I reportage di Sicily Reporter su Sobjective. La realtà dai suoi punti di vista

“La realtà è oggettiva? E allora perché ogni caso è a sé? Dipende dai punti di vista.” Sobjective. La realtà dai suoi punti di vista è il primo giornale d’informazione soggettiva che ha l’ambizioso obiettivo di non mostrare una realtà ma insegnare a guardare un avvenimento sempre da diversi punti di vista. Per formare menti pensanti. Per crescere insieme in un dialogo aperto. Per scorgere nuove opportunità dove nessuno ne vede. Per conoscere e saper apprezzare o, semplicemente, rispettare il punto di vista altro. Ogni mese l’articolo Cittadini del mondo dedicherà uno spazio ai reportage di SicilyReporter che saranno in grado di mostrare Messina e la Sicilia da un punto di vista insolito e sorprendente. Chi vuole ricevere i prossimi numeri di Sobjective direttamente via e-mail può scrivere a redazione@sobjective.it Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo con oggetto: Sobjective. Questo mese il giornale ospita l’articolo ” Vertigini? Salita al Pilone di Messina” di Antonio Pennisi. Il PDF gratuito è scaricabile da questi indirizzi: Da link SicilyReporterDa link Sobjective

Buona lettura a tutti dallo staff di SicilyReporter e Sobjective.

Rassegna stampa Sobjective

Il cittadino di Messina.it – Quotidiano on-line

Rete Civica – Comune di Messina

Oggi: Party con i tuoi genitori – Newstin.it “Party con i tuoi genitori”, evento socio – artistico – culturale – enogastronomico, inaugurerà Sobjective by Students “il progetto che crea progetti”.

Il ReteGiornale – la Tua Voce in Rete- Messina.

Messina “Party con i tuoi genitori” al Parco Horcynus Orcawww.siciliaonline.it

Torre Faro – Attualitàwww.wikio.it Party con i tuoi genitori ”, evento socio – artistico – culturale – enogastronomico, inaugurerà Sobjective by Students “il progetto che crea progetti”.

La parola ai giovani! – Ufficio Spettacoli.it organizzato per presentare il progetto Sobjective by Students che ha coinvolto 13 studenti messinesi degli ultimi anni di liceo, rendendoli artefici e

Lupinanto Photographer – Mostra Fotografica “Sobjective by Students”www.lupinanto.com In data 27 settembre 2008 dalle ore 18:30 a Messina al parco letterario ” Horcynus Orca”, location prestigiosa, si terrà “Sobjective by Students” evento

Appuntamenti Sobjective by Students a Torre Faro – intornoamessina.it    La conferenza stampa che si terrà al Parco Horcynus Orca… – News dalla provincia aggregata su Intorno A Messina.It.

“Sobjective by Students” – messinanews.it   Stasera all’Horcynus Orca alle ore 18,30 ci sarà la presentazione del progetto “ Sobjective by Students”. A partire dalle 20,30 si svolgeranno degli eventi

25/09/2008 – Sobjective by Students al Parco Horcynus Orcawww.larderiaweb.it   Sabato 27 settembre, presso il parco Horcynus Orca, in via Lanterna a Torre Faro , alle ore 20.

Messina, appuntamento con “Sobjective by Students”www.strill.it  23 set 2008 … Iniziato a gennaio scorso, Sobjective by Students ha raccolto 13 studenti degli ultimi anni di liceo e del primo anno di università per …

Coscienze Creative sbarca su Telefilm-Central.org

I Reportage di Sicily Reporter su Sobjective. La realtà dai suoi punti di vista.

Intervista a Donatella Palazzoli, Responsabile della Formazione e del Placement realizzata da: Carmen Fiore, Editor Sobjective