20.04.2008 / Intervista a: Donatella Palazzoli, Responsabile della Formazione e del Placement

Qual’è il consiglio – a parte quello di iscriversi ai vostri corsi – che dareste a una persona che vuole intraprendere questa carriera o che sta per iniziare a lavorare in questo settore?

Non consiglio in prima battuta di iscriversi ai nostri Corsi, consiglio di venire in Accademia di Comunicazione per fare orientamento sulle figure professionali e, durante lÕorientamento, verificare insieme, anche con i nostri strumenti di selezione, se si è veramente portati a queste professioni.

Per la seconda parte della domanda

Innanzitutto distinguerei tra chi vuole intraprendere questa carriera e chi sta per iniziare in questo settore. Li distinguerei perché non sono assimilabili.

Chi sta per iniziare a lavorare nella Comunicazione deve assolutamente già essere in possesso di competenze e tecniche ben precise, oltre a possedere il “linguaggio” della Comunicazione. Non è più consentito a nessuno di iniziare queste professioni senza essere da subito utile in azienda o in agenzia, anche se si comincia inevitabilmente con uno stage molto di frequente non o poco retribuito. È inoltre necessario possedere un ottimo inglese scritto e parlato, avere la padronanza come minimo del pacchetto office per le professioni strategiche e di tutti i programmi grafici e web per quelle creative.

Questa la premessa.

A chi sta per iniziare il primo consiglio è: siate modesti. Non contano le lauree, i master, ecc., quando si comincia bisogna sapere che si farà la gavetta, che prima di diventare autonomi finanziariamente passeranno almeno 3 anni, che dopo i sei mesi di stage si dovrà essere felici se verrà proposto un cocopro, strafelici per un contratto a tempo determinato. Si dovrà essere comunque abbastanza contenti se verrà proposto un prolungamento dello stage perché questo potrebbe preludere ad un cocopro, e comunque significa apprezzamento per il lavoro svolto.
Bisognerˆ avere “gli occhi che brillano”, sprizzare energia da tutti i pori, fare le ore piccole in ufficio, non contare sulla libertà nei fine settimana perché se c’è un progetto da consegnare non esistono né sabati né domeniche.
Ogni occasione dovrà essere vissuta come un’occasione di apprendimento, la fatica dovrà essere una categoria mentale da acquisire immediatamente.

A chi vuole intraprendere questa carriera il primo consiglio è:
cercate di capire bene quali sono e quali caratteristiche hanno le professioni della comunicazione, com’è il mercato di riferimento, quali i requisiti sono richiesti da aziende e agenzie e verificate se effettivamente vi riconoscete in esse, se mentre ve le spiegano (orientamento) sentite che i battiti del cuore accelerano, se la passione si fa sentire, forte, come ad un appuntamento amoroso.
Se non accade nulla di tutto ciò cambiate la vostra scelta: le professioni della comunicazione non fanno per voi.
Questo perché in rarissimi casi, i ragazzi non conoscono, non sanno, hanno idee assolutamente altre rispetto alla realtà, si immaginano un mondo che non c’è: viaggerò, sarò celebre, mi piace stare in mezzo alla gente, non voglio un lavoro di routine, mi sento creativo, ecc.

Il secondo consiglio è: appurata la passione, bisogna cercare dove prepararsi senza lasciarsi incantare dalle promesse facili, dai nomi, dalle poche ore di lezione e dal sicuro successo.

Terzo consiglio: una volta identificata la scuola con ricerche pazienti e approfondite, possibilmente anche con il consiglio di chi è già nel mondo professionale o di chi ha già vissuto o sta vivendo l’esperienza nella scuola prescelta, si deve cominciare la propria formazione tirandosi su le maniche perché prepararsi a queste professioni non è una passeggiata ma è faticoso, ed è per questo che il presupposto fondamentale è conoscere prima di scegliere e avere passione.
Altrimenti si rischia di abbandonare il percorso a metà.

Com’è il livello della comunicazione in Italia?

Come in tutti i mercati anche in quello della comunicazione non è possibile partire da una considerazione generica.
Per quanto concerne la parte creativa della comunicazione, quella legata alla pubblicità, l’Italia non brilla in modo particolare. I pochi premi conquistati a Cannes negli ultimi anni lo dimostrano.
Nel settore preso nella sua interezza si sta finalmente facendo strada l’approccio alla “Comunicazione integrata”, in altri Paesi si è invece affermato già da alcuni anni. Siamo in ritardo, c’è ancora una certa diffidenza nel considerare comunicazione in senso proprio i nuovi mezzi. Gli stessi giovani che si affacciano a questo mondo sono refrattari ad occuparsi di media on line, di web marketing, di direct o di promozioni perché considerano ancora questi ambiti di secondo livello e aspirano ad occuparsi solo ed esclusivamente di advertising classico, di televisione, di media tradizionali, mentre tutto il resto del mondo va in un’altra direzione.

Come si può migliorare?
Forse con il dare più spazio alle idee, osare di più, non ricalcare perennemente il “dŽja vu”, riportare i Comunicatori al ruolo di Consulente del Business e non di semplice fornitore di servizi, formare i Responsabili del Marketing delle Aziende alla conoscenza della Comunicazione, farsi consigliare dagli Esperti e accogliere come prerogativa indispensabile del Marketing non solo l’essere grandi esperti di conto economico ma anche il possedere creatività.

Qual’è la situazione del mercato italiano sia dal punto di vista delle aziende che di quello di esubero di “comunicatori”?

Se intende chiedere qual’è la situazione del mercato del lavoro della Comunicazione in Italia come capacità di assorbimento di queste figure professionali la risposta è la seguente.

Separiamo il mercato: da una parte le Agenzie, dall’altra le Aziende

Per quanto concerne le Agenzie (di Pubblicità, di Comunicazione, Media, di Graphic Design, di Relazioni Pubbliche ) non sono tantissime, sicuramente molto concentrate su Milano che è da sempre la capitale della Comunicazione, pur essendo anche distribuite in tutto lo stivale.

Sono in genere realtà medio-piccole, salvo i grandi Gruppi che hanno le dimensioni di medie Aziende, e accolgono annualmente poche centinaia di nuovi inserimenti su tutto il territorio nazionale.

Quindi un mercato piccolo che fino ad alcuni anni non superava i 40.000 addetti, tutti compresi.

Anche le Aziende in Italia sono realtà medio piccole, pochissime quelle “grandi”.

Le Aziende italiane hanno in genere una storia “padronale e familiare”. Generazioni che, da padre in figlio, sono cresciute senza la conoscenza del marketing e, ancor meno, della comunicazione.

Poi è cambiato il mercato e, in genere, ha cominciato ad occuparsi di marketing chi fino ad allora si era occupato della parte commerciale dellÕAzienda.

In Italia abbiamo ancora Aziende che, pur essendo leader in segmenti specifici del mercato internazionale, non hanno un responsabile marketing allÕinterno.

Non è da molti anni che la Comunicazione ha cominciato a farsi strada all’interno delle aziende. Ricordo che il nostro Master in Marketing e Comunicazione nacque alla fine degli anni ’80 proprio dopo una ricerca della Fondazione Agnelli che, avendo monitorato il nord Italia, riscontrò la ancora balbettata esigenza di una nuova professione: il Comunicatore.

In questi 20 anni non si può dire che questa figura professionale si sia del tutto affermata: c’è ancora molto spazio vuoto, ancora molte le Aziende che o non ne sentono la necessità o, comunque rimandano al responsabile del marketing l’avere a che fare con le Agenzie consulenti.

Che professionisti crea la facoltà di “Scienze della Comunicazione”?

Assolutamente nessun professionista!

Desidero fare una premessa a quanto esprimo successivamente: nella cultura italiana l’Università non ha la funzione di preparare professionalmente, ma di dare la base culturale, utile e propedeutica nell’acquisizione delle competenze professionali, acquisizione che potrà avvenire solo nella prassi del lavoro. Ben diversa la cultura anglosassone dove l’Università è il luogo della preparazione al mondo del lavoro.

Il problema è che chi si iscrive a Scienze della Comunicazione confonde il concetto di Comunicazione con la professione della Comunicazione e, finita l’Università, si aspetta di essere accolto con entusiasmo nel mondo professionale.

Penso che si dovrebbe spiegare ai ragazzi questa differenza perché genera confusione e delusione.

Nessuno dei Corsi di laurea che hanno a che fare con la Comunicazione forma dei professionisti. Purtroppo, nel migliore dei casi, gli studenti acquisiscono soltanto conoscenze teoriche sulla comunicazione ma nulla che possa definirsi professionale.

Incontriamo annualmente centinaia di giovani che dopo 3 o 5 anni di questi corsi di laurea non hanno la minima idea di che cosa faccia un account, o che esista un professionista che si chiama “media planner”, o semplicemente che abbiano mai lavorato su un progetto di comunicazione, e mi riferisco alle cose più semplici.

Hanno in cambio ingoiato volumi di discipline come psicologia, sociologia, semiologia, ecc. che vanno benissimo, sempre che siano finalizzate alla comunicazione e non si insegni per esempio sociologia urbano-rurale. Queste discipline dovrebbero essere una parte propedeutica all’acquisizione di competenze e non l’unico contenuto di un intero percorso di laurea.

Mi spiace fare delle affermazioni così drastiche ma, da quando esistono, questi corsi di laurea (e Accademia di Comunicazione faceva parte del Comitato di Coordinamento dei nascenti corsi di laurea in Scienze della Comunicazione insieme all’Universitˆ di Siena, di Salerno, di Torino e la Confindustria) purtroppo sono cresciuti numericamente, oltre lÕ“’immaginabile (decine di migliaia di laureati per un mercato piccolissimo) ma non in termini di contenuti, rimanendo un ibrido laddove coesistono le discipline più variegate. In conclusione, sia per i numeri degli studenti – che rendono impraticabile qualsiasi formazione vera – sia perché nella Comunicazione chi possiede i contenuti sono solo coloro che esercitano queste professioni (che non sono chiamati ad insegnare se non sporadicamente), questi percorsi formativi non accennano a migliorare, anzi!

La Riforma Universitaria ha poi ulteriormente aggravato la situazione nel settore. Oggi chi esce dalla laura triennale non sa nulla, chi esce dal percorso quinquennale si è ritrovato nei due anni di speciaistica le medesime discipline e spesso gli stessi docenti. Continua a non saper nulla di Comunicazione intesa come professione.

E così o fa un master o non ha alcuna possibilità di inserirsi nel mondo del lavoro.

Nelle professioni creative poi non si pone neppure il problema: formare un copywriter, un art director, un graphic designer è tutta un’altra storia. Le Agenzie chiedono un portfolio con lavori che possano testimoniare la loro creatività e la loro capacità professionale di base, la conoscenza di tutte le tecnologie specifiche. Nessun corso di laurea in tecnica pubblicitaria et similia prevede questa specifica formazione.

Esiste poi un ulteriore grossissimo problema, almeno per quanto concerne le Aziende, ma ormai sta diventando un problema anche per alcune Agenzie di Pubblicità ed alcune delle Agenzie di Comunicazione: l’età dei giovani da inserire.

Le Aziende pongono come età massima 24 anni, raramente 25 e solo per chi ha anche già fatto un Master.

È chiaro che chi ha terminato un percorso di laurea quinquennale raramente è al di sotto di quell’età: conclusione non è preso in considerazione dal mercato del lavoro. Dura lex sed lex.

Ma nessuno lo dice e i neolaureati si affacciano ad un mondo che non solo non tiene in alcuna considerazione la loro laurea ma li considera già troppo vecchi per iniziare.

Come va nel meridione?

Direi che nell’ambito delle Aziende di medie dimensioni la differenza non è molta, sicuramente c’è differenza nelle piccole Aziende e nelle Agenzie. Le figure professionali sono meno identificate, le Agenzie operano a tutto tondo e operano solo nella comunicazione locale. Per la comunicazione nazionale ed internazionale le Aziende si rivolgono a Milano.

Di conseguenza meno opportunità di inserimento ma anche meno opportunità di formazione professionale.

Per iniziare, grandi agenzie o piccole agenzie?

Abbiamo sempre consigliato: piccole, perché nella piccola si cresce più in fretta, perché si è in pochi e se arriva un nuovo cliente è probabile che un giovane account possa da subito interagire con il cliente seppur con mille raccomandazioni, mentre in una grande Agenzia questo accade non prima di due anni! Ed è così per tutte le professioni. Oggi però sta cambiando qualcosa, nel senso che si cresce più in fretta anche nelle grandi strutture, si comincia ad essere responsabilizzati spesso da “quasi subito”. Dipende comunque da Agenzia ad Agenzia.

A che velocità viaggia oggi la comunicazione?

Se la velocità è riferibile a quanto velocemente si evolve il mercato direi molto velocemente anche in virtù dei media, sempre più nuovi. Il mercato invece è un po’ pi? lento: è il concetto che ho espresso prima sulla Comunicazione integrata.

Qual’è o qual’è stato il vostro contributo alla comunicazione italiana?

Tremila studenti inseriti nel mercato dal 1988 a oggi, in genere subito dopo lo stage che organizziamo per loro a fine corso.

Molti di loro oggi sono Manager in Aziende, Direttori Creativi in Agenzie, Planner Strategici, Amministratori Delegati, Imprenditori.

L’innovazione che è sempre presente nei nostri Corsi portata dai professionisti che vi insegnano.

L’applicazione delle nuove tecnologie nelle professioni strategiche e in quelle creative.

La spinta continua all’innovazione perchè formiamo giovani per il futuro oltre che per il presente, il monitoraggio continuo del mercato per la verifica delle nuove professioni emergenti.

L’essere un punto di approfondimento della cultura della Comunicazione, del cambiamento, dell’internazionalizzazione.

La ricerca e lo stimolo continuo per un’etica della comunicazione.

Un importante contributo nell’area della Comunicazione pro social.

Il meglio e il peggio di questo lavoro:

Se lo si ama è bellissimo.

5 commenti

  1. Pubblicato settembre 19, 2009 alle 1:15 pm | Permalink

    io mi sono iscritta adesso ed è bellissimo

  2. Pubblicato settembre 19, 2009 alle 1:17 pm | Permalink

    c’è in linea qualcuno

    ciao Sara, sono contenta che la tua impressione sia positiva, a quale corso ti sei iscritta?

  3. Carmen Fiore
    Pubblicato novembre 27, 2010 alle 8:19 am | Permalink

    Of course we have! You can find us on facebook as “Sobjective Freepress” and on Twitter as “Sobjective”

    Have a nice week-end,

    Carmen Fiore.

  4. Carmen Fiore
    Pubblicato novembre 27, 2010 alle 8:19 am | Permalink

    Grazie mille!

    Carmen Fiore.

  5. Pubblicato dicembre 23, 2010 alle 9:37 pm | Permalink

    io mi sono iscritta adesso ed è bellissimo

Un trackback

  1. […] – 20.04.2008 Intervista a: Donatella Palazzoli, responsabile della formazione e del Placement di Acc… Questo articolo è stato scritto da Carmen Fiore, e pubblicato il marzo 30, 2011 alle 1:52 pm, archiviato in News Sobjective. Salva nei segnalibri il permalink. Seguine i commenti qui con il feed RSS di questo articolo. I commenti sono chiusi, ma puoi lasciare un trackback:Indirizzo per il trackback. […]

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